Il primo motore di ricerca linguistico per scrivere in perfetto inglese ha un cuore tutto siculo

Il primo motore di ricerca linguistico per scrivere in perfetto inglese ha un cuore tutto siculo
 E si riparte con questo 2018 e con le nuove storie de Il Blog che Vale! La prima che vi presentiamo è quella che in questi giorni ha già fatto migliaia di like su Facebook e ben 5 milioni di utenti nel 2017. Di loro hanno parlato i media di tutto il mondo e  non accennano a fermarsi. Ciò che importa è che ancora una volta l’idea eccellente è tutta sicula. Si tratta di Ludwig, il nuovo motore di ricerca che permette di scrivere in perfetto inglese. Uno strumento altamente innovativo rispetto all’offerta del web che è la sintesi dell’esperienza internazionale di un gruppo di giovani talenti siciliani alla ricerca perenne di un futuro brillante accessibile a tutti.

L’idea è di Antonio Rotolo, che ha fondato Ludwig insieme a Federico Papa e Roberta Pellegrino. Amici dai tempi della scuola e ricercatori universitari in tre diversi ambiti con esperienze di studio e ricerca in tante università, i ragazzi hanno messo insieme un gruppo di lavoro formato anche da Francesco Aronica, Salvo Monello e Francesco Giacalone. 
  • Che cosa è esattamente Ludwig e come è nata la vostra idea?  “Ludwig è un motore di ricerca linguistico che ti permette di confrontare le tue frasi in inglese con frasi in inglese corrette e provenienti da fonti autorevoli, in modo da metterti in condizione di capire se quello che scrivi è corretto e in che contesto va usato. Oltre che per confrontare il tuo inglese con inglese corretto, può anche essere usato come traduttore. In questo secondo caso ti fornisce delle traduzioni contestualizzate, in modo che tu possa capire da solo come migliorare una traduzione.  L’idea nasce dal nostro bisogno di scrivere correttamente in inglese. Siamo un team con un background nel mondo della ricerca e, nonostante avessimo un livello di inglese abbastanza buono, avevamo bisogno di scrivere articoli, email, progetti, lettere formali sempre in inglese e non c’era nessuno strumento che ci permettesse di essere sicuri che le frasi che scrivevamo fossero corrette. Ludwig mi permette semplicemente di scoprire se una frase o una molto simile è già stata usata da un giornalista del New York Times, del The Guardian o in letteratura scientifica“. 
  • Che esperienza avete nel settore?  “Abbiamo iniziato a lavorare a Ludwig nel 2014. Abbiamo maturato più di tre anni di esperienza nel mondo delle startup e del Natural Language Processing. Quando abbiamo iniziato non avevamo quasi nessuna esperienza, soprattutto di tipo imprenditoriale. Come fare una startup o più in generale un’impresa sono cose che all’università in Italia non si insegnano (anche se secondo noi dovrebbe essere obbligatorio in tutte le facoltà). Non ci consideriamo degli esperti, ma vista l’esperienza che abbiamo accumulato sul campo, iniziamo ad avere anche noi le nostre cicatrici addosso”-.
  • A che punto è la piattaforma? Come rispondono i vari Paesi?  “Ludwig è online e operativo dal 2016. Nel 2017 abbiamo avuto 5 milioni di utenti unici provenienti da 200 paesi nel mondo. Siamo maniaci di dati e statistiche e cerchiamo di misurare il nostro traffico meglio che possiamo. Il nostro primo paese come traffico sono gli Stati Uniti, seguito da India, Regno Unito, Italia e Vietnam. Grazie a Ludwig e ai nostri utenti abbiamo scoperto posti che prima non conoscevamo, come la Christmas Island, una piccola isola dell’arcipelago polinesiano appartenente politicamente all’Australia con una popolazione di 2000 anime di cui 4 utenti di Ludwig. In Italia abbiamo tanti utenti a Milano e Roma, seguiti dalle principali città italiane. In Italia abbiamo tantissimi utenti affezionatissimi, ma Ludwig è un progetto con una vocazione internazionale per natura”.
  • Avete usufruito di agevolazioni e/o premi per supportare l’idea? “Nel 2014 Telecom ci finanziò con un grant in denaro e un percorso di accelerazione all’interno del programma WCAP e più recentemente abbiamo avuto accesso a Smart&Start di Invitalia. Per il resto ci siamo sempre sostenuti sulle nostre gambe, con i pochi introiti e i nostri risparmi. Abbiamo vinto tanti premi, l’ultimo è ITCup di Registro.it del CNR. La maggior parte dei premi danno un po’ di visibilità e poi vengono depositati ad impolverarsi sugli scaffali. Bisogna tenere presente che lo scopo del gioco non è vincere premi, una startup non è una scuderia di Formula Uno. L’unica cosa che conta è che le metriche crescano”.
  • Quali sono i vostri progetti per il futuro?  “Stiamo spostando la nostra attenzione verso altri verticali di mercato. Il nostro algoritmo di ricerca, che abbiamo applicato con successo alla lingua inglese e al supporto alla scrittura, è scalabile anche in altre lingue (per esempio in italiano) e applicabile a tanti tipi di ricerca (customer service, ricerche documentali, ricerche intrasito, etc.). Stiamo attualmente negoziando con un editore in Italia e con un grande editore tedesco per la creazione di motori di ricerca customizzati”.

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