IL PRES. DEL TRIBUNALE PER MINORI DI CATANIA: “IO NON CERCO NUMERI MA LA QUALITA’ DELLE SOLUZIONI”

IL PRES. DEL TRIBUNALE PER MINORI DI CATANIA: “IO NON CERCO NUMERI MA LA QUALITA’ DELLE SOLUZIONI”

Ad accogliermi qualche giorno fa nella stanza del Presidente del Tribunale per Minorenni di Catania è stata un immagine di Malala Yousafzai con il suo discorso pronunciato durante la cerimonia di consegna del premio Nobel per la pace nel 2014.

IMG_0010Il testo del suo discorso si conclude così:

“Che questasia l’ultima volta che un ragazzo o una ragazza trascorra l’infanzia in una fabbrica. Che questa sia l’ultima volta che una bambina venga costretta a sposarsi. Che questa sia l’ultima volta che un bambino innocente venga ucciso in guerra. Che questa sia l’ultima volta che una classe rimanga vuota. Che questa sia l’ultima volta che l’Istruzione sia considerata un crimine per le ragazze, e non un diritto. Che questa sia l’ultima volta che un bambino rimanga fuori dalla scuola. Che questa sia l’ultima volta. Costruiamo il finale, costruiamo un futuro migliore, proprio qui, ora”. 

E’ stato solo dopo aver parlato a lungo con la mia ospite di oggi che ho davvero capito il senso profondo del discorso di Malala. E spero che leggendo anche voi abbiate lo stesso messaggio.

Lei è Maria Francesca Pricoco, presidente del Tribunale per Minori di Catania da quattro anni e giudice minorile da 25 anni. Nelle sue parole un messaggio profondo di giustizia e rispetto dei valori morali e dei principi giuridici che dovrebbero accompagnare il senso civico di una società attenta ai bisogni delle persone più deboli.

“Ho scelto di occuparmi di minori e di farlo a Catania – mi dice subito – perché ho coltivato fin dai primi anni del mio ingresso in magistratura l’interesse per la giustizia minorile Questa giustizia che si occupa delle persone in crescita è complessa sia per quanto attiene all’individuazione dei diritti, che per quanto riguarda l’individuazione del giusto processo. Il giudice – ha spiegato – ha il compito di amministrare la legge e stabilire la regola per il caso concreto ma, in questo ambito così particolare, esprimere il giudizio non è facile perché occorre considerare che ogni decisione incide sulla vita di un bambino che cresce , si sviluppa ed aspira a diventare un adulto responsabile“.

E commentando il disegno di legge da pochi giorni proposto all’esame parlamentare dalla Commissione Giustizia della Camera dei deputati che prevede l’abolizione dei Tribunale per i minorenni e, nel tentativo di riunificare la giustizia minorile e familiare, l’istituzione di Sezioni Specializzate per la persona, la famiglia e i minori in tutte le sedi di tribunale ed in quelle di Corte d’Appello la dott.ssa Pricoco ha aggiunto: “Io spero che il legislatore si renda conto che la giustizia minorile e familiare debba essere mantenuta in un ambito di effettiva specializzazione e che sia l’esperienza che le istanze di rinnovamento vengano ricondotte entro un sistema che valorizzi e non disperda la cultura dell’infanzia e la cura dei legami e delle relazioni familiari. Per questo è necessario che la giustizia minorile e familiare conservi la sua autonomia organizzativa rispetto alla giustizia ordinaria che si occupa di patrimonio e di beni materiali ovvero di reati commessi dagli adulti. E che le funzioni civili e penali in tutela delle persone di età minore e di accompagnamento educativo vengano attribuite a magistrati dedicati allo svolgimento di questa funzione. Il rinnovamento pur auspicabile in una società che cambia e che si evolve deve contenere regole e funzioni , soprattutto nell’ambito della Giustizia, che rispecchino la ricchezza del passato, le risorse del presente e una proiezione verso il futuro senza rischi di arretramento. E in ogni caso all’interno di questo sistema di Giustizia il bambino deve stare al centro e il giudice deve rimanere a contatto con la persona. La Giustizia, insomma, dovrebbe scendere dal palazzo e raggiungere il territorio e la società a cui si rivolge”.

  • Ma entriamo nel merito. Qual’è il reato più diffuso tra i minori nel territorio catanese presidente?

“Sicuramente quello della detenzione illegale e cessione di sostanze stupefacenti ma anche reati contro il patrimonio e quasi tutte le tipologie di reato previste dal codice penale, compreso l’omicidio. Peraltro l’alto livello della criminalità minorile nel distretto catanese è condizionato anche della contiguità con gli ambienti di malavita organizzata .

  • La giustizia come risponde a questi reati?

“Il processo penale minorile prevede una serie di istituti giuridici che si differenziano rispetto a quelli previsti dal codice di procedura penale nei confronti dei soggetti i maggiorenni. Gli istituti penali minorili consentono, infatti, anche una funzione di accompagnamento educativo. Si tratta di un percorso volto a sperimentare la possibilità di cambiamento delle persone minorenni mediante il recupero e la modifica del comportamento oltre che l’acquisizione di più consapevoli scelte di vita ”.

  • La cronaca degli ultimi anni ci ha purtroppo abituati a sentire spesso parlare di “minori abbandonati”, soprattutto nel caso di bambini che sbarcano nelle nostre coste dopo disperati viaggi in mare. Una volta arrivati a Catania come vengono accolti dal sistema giudiziario?

“La condizione minorile è una condizione di fragilità e difficoltà e vi possono essere situazioni in cui questa condizione raggiunge punti estremi. Innanzitutto, dire che ci sono tanti minori abbandonati non corrisponde alla realtà dei fatti perché l’accertamento dello stato di abbandono è un giudizio che consegue a una serie di verifiche e accertamenti condotti all’interno di un processo civile che, in alcuni casi, si conclude con il recupero della famiglia stessa, ed in altri con l’accertamento dello stato di abbandono.

Questo anche con riferimento ai minori stranieri che giungono nel nostro territorio come migranti, e si tratta di centinaia di minori. Ma anche in questi casi, il fatto che alcuni arrivino qui senza genitori non significa che sono abbandonati. Spesso questi minori sono qui da soli e senza i dovuti permessi di ingresso ma inviati dalle famiglie d’origine nella speranza di un futuro migliore .  In ogni caso, e per tutti i minori, la legge prevede un intervento in tutela dei diritti fondamentali ovvero il diritto di essere accolti, educati e assistiti in un ambiente idoneo, anzitutto di tipo familiare.

Per gli stranieri si tratta di un diritto di protezione personale ad essere accolti in luoghi sicuri – come dice la legge – e seguiti ed accompagnati nell’ambito di un attività di supporto e di ascolto. A tal proposito, nel tribunale minorile catanese è stato costituito un gruppo di lavoro composto, oltre che da noi giudici togati, anche da 12 giudici onorari, esperti in varie materie connesse alla conoscenza della condizione minorile , che osservano e indirizzano all’interno di un progetto educativo di integrazione e di accompagnamento il percorso di migrazione che i minori stranieri stanno compiendo”.

E’ utile precisare, ha poi aggiunto il presidente che:

“Il nostro compito non è quello di allontanare i bambini dalle proprie famiglie ma di conoscere, capire, proteggere e tutelare la condizione dei minori quando ci sono situazioni di grave pregiudizio. Si devono fare tutti gli interventi necessari per consentire che il minore possa rimanere nel suo ambito di appartenenza. Lo sforzo è, anzitutto, quello di ricomporre la rete delle relazioni vitali per una esistenza dignitosa dei figli”.

  • In Sicilia si fa spesso polemica sulla quantità e qualità delle Case Famiglia destinate all’accoglienza di minori in stato di disagio o di abbandono. Esiste peraltro un po’ di confusione sulla loro organizzazione? Qual’è la situazione reale?

IMG_0017“Le Casa Famiglia sono luoghi sicuri fondate sulla cura dei rapporti di tipo familiare, dove il minore può essere collocato per il periodo che occorre al fine o di recuperare la famiglia di origine o di destinarlo verso altre soluzioni di accoglienza, come l’adozione o l’affidamento.

L’accoglienza presso questi luoghi di cura delle relazioni familiari e di educazione è una soluzione funzionale alla tutela delle persone minorenni ma la buona riuscita dell’intervento dipende dalla serietà della scelta solidaristica che sta alla base. Infatti per accogliere i minori in difficoltà in casa famiglia e costituire realtà di questo tipo occorrono motivazioni profonde per progetti personali o familiari di dedizione ai bambini che vivono gravi privazioni ed hanno bisogno di essere protetti ed amati. Positive nella nostra realtà territoriale sono quelle esperienze di associazioni qualificate di volontariato ispirate da un padre fondatore oppure da progetti di autentica solidarietà.

Rispetto a scelte così forti, fondate, come detto, su istanze profonde ed intime, il fatto che ce ne siano poche significa che corrispondono in prevalenza, a scelte motivate e consapevoli. Ma il problema non è quante siano numericamente ma cercare di coltivare, anche nel nostro territorio, una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza fondata sull’accoglienza.

Tra l’altro la legge in vigore prevede soltanto la comunità di tipo familiare mentre non menziona espressamente la casa famiglia che , quindi, nella nostra Regione non ha ancora avuto un riconoscimento dalle autorità amministrative. In ogni caso le esperienze già in atto, parificate all’accoglienza presso famiglie affidatarie, riguardano scelte che rivelano una cultura minorile. Scelte difficili, faticose ma grandi, che possono dare a molti bambini la possibilità di cambiare la propria vita.”

  • Quali sono gli elementi che rendono qualitativamente valida una soluzione di accoglienza per i minori?

“Innanzitutto una consapevolezza delle scelte e delle motivazioni, la capacità di relazionarsi e di accompagnare il minore per fargli superare le difficoltà e una disponibilità al rispetto della storia del bambino e della sua famiglia di origine e delle relazioni che ha intrapreso e del progetto in suo favore, non escluso quello , in caso di situazioni gravi ed irreparabili, di inserimento presso una famiglia adottiva . E tutto questo appartiene alla complessità della Giustizia Minorile e Familiare”

“Per queste ragioni non cerco numeri ma la qualità delle soluzioni.” – ha concluso il presidente. 

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