Etna, quel territorio benedetto che oggi produce vini d’eccellenza

Etna, quel territorio benedetto che oggi produce vini d’eccellenza
Questo è un territorio benedetto” – è con questa frase che il Cavaliere Giuseppe Benanti, padre dei protagonisti della storia di questa settimana, ha catturato la mia attenzione in un caldo pomeriggio d’estate trascorso alle pendici dell’Etna, nella splendida Cantina Benanti di Viagrande. Davanti a noi l’Etna, il mare ed il loro vigneto. Sul tavolo, ad accompagnare la nostra gradevole conversazione, un calice di “Pietra Marina” (il loro vino bianco di punta), crostini di pane, uva, formaggio e miele.
Da sinistra: Antonio, Giuseppe e Salvino Benanti

Giuseppe Benanti è noto per essere stato tra i più grandi imprenditori farmaceutici della città di Catania ma a lui dobbiamo anche e soprattutto, in questo caso, la nascita della produzione del vino di qualità sull’Etna a partire dagli anni 90′.

La storia che vi racconto è quella dei suoi due figli gemelli, Antonio e Salvino Benanti. 42 anni, nati e cresciuti a Catania, vent’anni di studio e lavoro all’estero, la scuola internazionale a Ginevra, due lauree a Londra e un Master in Business Administration (MBA). La migliore istruzione al mondo, insomma, un futuro assicurato nella finanza internazionale e poi la scelta: tornare in Sicilia e investire tutta questa conoscenza nella produzione di vino, lavorando per esportare nel mondo l’immagine dell’Etna come territorio unico e d’eccellenza.

Tutto partì da una buona idea (come sempre) e dalla capacità di mettere insieme le migliori competenze del settore. Era infatti il 1988 e Benanti padre, spinto anche dall’amore per la terra e per il vino provenienti da una grande storia di famiglia, decise di mettere insieme una squadra formata da: Salvo Foti, l’enologo che poi diventò punto di riferimento per la produzione di vino sull’Etna; Rocco di Stefano dell’Istituto di Enologia di Asti; Jean Siegrist professore di Enologia all’Università di Beaune in Borgogna e gli esperti piemontesi Monchiero e Negro direttamente dalle Langhe. Fu un lavoro lungo, fatto di analisi e prove di vinificazione, ma il successo del vino annata 90′, immessa nel mercato solo nel 1993 (anche questo a dimostrazione di una grande attenzione per la qualità), rappresentò l’inizio di una nuova epoca: “Non più vino da taglio ma grande produzione di qualità – ci dice Antonio – L’Etna dimostrò, nonostante la grande reticenza proveniente dai mercati, che il suolo vulcanico con sua la mineralità, la sapidità, il clima e l’unicità delle sue diverse zone poteva essere culla non solo di ottimi vini ma addirittura di vini di eccellenza. Si capì l’importanza della zonazione, della valorizzazione di più versanti del territorio dove si poteva produrre vino diverso e dell’utilizzo di lieviti autoctoni selezionati e brevettati”. Per comprendere la svolta decisiva di quegli anni, basta pensare che erano appena 3 le cantine presenti sull’Etna nei primi anni 90′, oggi sono esattamente 131. In soli 10 anni sono nate almeno 120 cantine, spesso gestite da giovani imprenditori, e una decina di queste produce “etichette” note a livello internazionale.

Cantina Benanti, Viagrande

Nel 2007 l’azienda Benanti ottiene il prestigioso riconoscimento di “Cantina dell’Anno” dal Gambero Rosso per la sua attività pionieristica e per la qualità dei suoi vini e questo senza dubbio contribuisce ad attirare ancora di più l’attenzione del mondo del vino sull’Etna.

In particolare dal 2013, quando arrivano i due fratelli in azienda, la Benanti, pioniere già presente da anni sui maggiori mercati esteri, si concentra ancora di più sullo sviluppo internazionale, in maniera selettiva ma decisa. Ed è proprio in questi anni che la conoscenza del vino dell’Etna oltrepassa definitivamente in maniera travolgente i confini della Penisola, grazie all’ottimo lavoro di un gruppo di produttori etnei d’eccellenza. Nel caso di Benanti, ad esempio, il già affermato Pietra Marina Etna Bianco Superiore prima ed i rossi a base di Nerello Mascalese poi diventano argomento di interesse per le riviste di settore più importanti al mondo.  La loro lista di riconoscimenti è lunga oggi ma Wine Spectator, Decanter, Wall Street Journal, The New York Times e Gambero Rosso meritano sicuramente di essere citati.

Ci sono 31 mercati nel mondo e in questi ultimi anni io e mio fratello– mi racconta Antonio che oggi è anche l’amministratore unico dell’azienda – abbiamo viaggiato per almeno 20 Paesi. Quello che facciamo è, prima di tutto, promuovere il territorio e raccontarne le caratteristiche uniche e speciali perché così non solo facilitiamo il percorso agli altri produttori, ma cerchiamo di realizzare l’obiettivo finale comune a tutti che è quello di far conoscere la zona Etna come territorio unico per la produzione del vino d’eccellenza in Sicilia”.

I vini Benanti sono esportati soprattutto negli Stati Uniti, in Giappone, Inghilterra, Canada, Australia, Norvegia, Singapore, Francia, Hong Kong e Cina continentale.

Salvino Benanti

In Cantina – mi dice Salvino – ospitiamo ogni giorno turisti interessati al vino provenienti da Paesi diversi. L’Etna fa sempre più rumore. E non si tratta di Sicilia in generale, è proprio l’Etna che in questo caso attira l’attenzione di molti”.

Ciononostante alla mia domanda: “Le istituzioni locali vi sono vicini e vi supportano nel modo giusto?”, la risposta di Antonio è: “No”.

Le strade sono spesso disastrate, in città e nemmeno in aeroporto esiste un totem o una sola indicazione che citi la DOC ETNA (che è la denominazione del Consorzio per la tutela dei vini dell’Etna DOC). “Il supporto minimo e indispensabile c’è – mi spiegano i due fratelli – ma non c’è una consapevolezza vera perché le istituzioni non hanno ancora capito quale tesoro ci sia sull’Etna”.

C’è un modo diverso di avvicinarsi al cibo oggi,le persone si siedono a tavola non solo per mangiare ma per provare una nuova esperienza culturale e culinaria. Cercano storie. E il vino dell’Etna consente proprio questo per la sua unicità di sapori. E’ un carattere unico e chiarissimo – come ci spiega Antonio – che lascia un ricordo e che non è simile a nessun altro vino, proprio a rimarcare la sua unicità territoriale”.

Ancora una volta, nelle parole di Antonio e Salvino è l’amore per questa terra che ci colpisce davvero, è la forza di tanti giovani di rimanere o tornare per combattere e non per accontentarsi. E’ la grande eccellenza presente nei nostri luoghi che ci stupisce. E’ la capacità – tipica di una mente giovane, aperta e piena di conoscenza – di aggregare le singole esperienze imprenditoriali, la voglia di valorizzare le diversità mettendo da parte le individualità. La forza sana di mettere da parte i propri interessi odierni per il futuro di tutti. E’ l’eleganza di pochi di esserci nel modo giusto che secondo noi vale.

I territori forti lo sono perché ci sono più cantine forti – ci ha spesso detto Antonio durante la nostra intervista – abbiamo tutti storie diverse e stili di vino diversi ed è per questo che siamo complementari. Insieme rappresentiamo la diversità e la ricchezza dell’Etna e su questo dobbiamo puntare“. 

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