Dalla ricerca scientifica alla ristorazione. E’ il talento coraggioso

Dalla ricerca scientifica alla ristorazione. E’ il talento coraggioso

Un ristorante di sushi nato dalla voglia di valorizzare il territorio siciliano. Vi sembra assurdo? Forse un po’ si ma è questo il frutto del talento coraggioso e dell’esperienza della generazione del nostro tempo. Imparare per distinguersi, per specializzarsi, per oltrepassare i confini superando le difficoltà ma rimanendo se stessi. Loro sono Giuseppe Nobile e Alessandro Cento, 39 e 43 anni, amici quasi dai tempi del liceo e oggi soci, insieme a Ivana Giugno anche lei tecnologo alimentare, di due ristoranti di sushi presenti a Siracusa e Catania.

Perché vi parliamo di loro? Perché per noi rappresentano la generazione del talento coraggioso.

Giuseppe è, infatti, un agronomo con un dottorato di ricerca conseguito all’Università di Catania grazie ad uno studio scientifico sulle malattie che affliggono le piante del nostro territorio e che causano gravissimi problemi a tutto il settore dell’agrumicultura. Alessandro è invece un biologo marino. Anche lui ricercatore dell’Università di Catania, ha firmato decine di pubblicazioni sulla sicurezza alimentare e sulla tracciabilità della filiera ittica. Per anni ha analizzato e studiato i problemi presenti nelle acque del nostro mare cercando di trovare le soluzioni più opportune per garantire il rispetto dell’ambiente e della natura marina.

Sia Giuseppe che Alessandro sono ancora oggi impegnati nei loro settori ma con un’applicazione diversa. Alle prese per anni con le comuni difficoltà dell’ambiente della ricerca universitaria “date dalla mancanza di fondi e dalla diffusa assenza di meritocrazia in ambito accademico – come ci raccontano – abbiamo scelto di usare le nostre conoscenze per offrire un servizio di ristorazione alternativo”.

L’idea è quella di introdurre nella cucina giapponese prodotti provenienti dalla cucina siciliana e mescolarli insieme. La Sicilia ed il Giappone pur essendo due territori lontanissimi tra di loro sono accomunati da un clima mite, dalla predilezione per la preparazione del pesce e da un grande amore per la cucina, vista come un rito di famiglia. “Koky” non a casa si tradurrebbe in italiano con “nobile”, con un deciso rimando alla nobiltà del rito ed alla gestualità tipica della cucina giapponese.

Utilizzando ciascuno le proprie conoscenze, in azienda Alessandro si occupa della scelta e soprattutto del controllo quotidiano della qualità del pesce e Giuseppe, invece, seleziona i prodotti provenienti dalla terra sicula. Ed ecco che nei loro piatti ritroviamo insieme al classico riso e pesce crudo anche il cavolo vecchio di Rosolini, il limone di Siracusa, l’aglio di Trapani, il pomodoro di Pachino, il sale delle zone di Trapani, i capperi di Lipari ed il tonno e la spigola pescati nel nostro mare. Il mix con la frutta ed il sushi, infine – come ci spiegano – è una parte già ampiamente diffusa nella cucina giapponese.

Ma è la scelta dei vini il momento ancora più speciale. Al pesce crudo, che notoriamente si sposerebbe bene con un buon vino bianco, i ragazzi del “100 e lode” associano l’ormai ricercatissimo vino dell’Etna. Un particolare rosso che si sposa bene con il sushi grazie alla presenza di tannini, al carattere aspro e alla sua unica mineralità.

L’Etna dunque protagonista nel mondo ancora una volta. Ed è questo ciò che secondo noi vale: il successo della nostra terra che oltrepassa i confini rimanendo se stessa. 

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