Adozioni internazionali. Pierfrancesco Torrisi e il caso Kirghizistan

Adozioni internazionali. Pierfrancesco Torrisi e il caso Kirghizistan

Noi non costruiamo ponti. Noi non eleviamo palazzi … C’è poco di quel che facciamo che l’occhio dell’uomo possa vedere. Noi, però, smussiamo le difficoltà; noi alleggeriamo le tensioni;  noi correggiamo gli errori” – è con questo famoso discorso di Davis John W all’ordine degli avvocati di NewYork che si apre il sito internet dell’avvocato Pierfrancesco Torrisi. E chissà perché è proprio in queste poche righe che ci rendiamo conto della vera missione di questo giovane legale di origini paternesi: “alleggerire le tensioni e correggere gli errori”. Intervistato dalle più importanti firme del panorama giornalistico italiano, l’avv. Torrisi, 34 anni appena ma con una già lunga carriera internazionale, è tra i massimi esperti di adozioni internazionali presenti oggi in Italia.

Come legale, assiste le famiglie che hanno subito dei soprusi durante il percorso di adozione. Un percorso lungo, doloroso e spesso anche costoso che in Italia, come ha raccontato Carmelo Abbate su Panorama: “Nel 2013 ha interessato 2.825 bambini di 56 paesi, adottati da 2.291 famiglie residenti in Italia, le quali, mediamente, hanno dovuto pazientare 4 anni e sborsare 25 mila euro”.La procedura è tanto complicata quanto poco controllata, come leggiamo sui giornali. Fatta la scelta di adottare un bambino straniero, i genitori si mettono a disposizione delle istituzioni italiane per il controllo “centimetro per centimetro” della propria vita. E appena il si arriva, inizia la parte ancora più difficile, si entra di diritto in una realtà internazionale talmente complessa da sfuggire, purtroppo spesso, al controllo delle istituzioni.

E’ questo il caso che vede protagonista il giovane Torrisi, legale nell’ambito di uno dei processi penali più importanti che si sia mai svolto in Italia in materia adottiva, il caso Kirghizistan, avente ad oggetto la truffa denunciata circa quattro anni fa ma che ha visto l’apertura del processo solo pochi mesa fa, dopo che 26 coppie italiane si sono recate a Biskek, capitale del Kirghizistan, per poi rientrare a casa senza nessuno tra le loro braccia.
 
Sotto inchiesta è l’Ente italiano Airone Onlus al quale le coppie si erano rivolte, lo stesso che oggi è accusato di averle truffate con la promessa di adottare bambini che invece non erano adottabili, qualcuno perché addirittura viveva ancora con la propria famiglia biologica. “Le coppie – scrivono su Il Sole 24 Ore – avevano già versato le quote richieste per completare l’iter e in molti casi, cosa ancor più grave, avevano già incontrato ed abbracciato quei bambini che sentivano profondamente figli, per poi scoprire in un secondo momento che non erano adottabili”.
Una drammatica vicenda umana che, purtroppo, racconta di una realtà talmente complessa e delicata da poter essere raccontata con difficoltà. Da un lato bambini in situazioni di disagio estremo, dall’altro famiglie desiderose di donare amore e affetto. In mezzo le istituzioni. E in maniera trasversale il rischio concreto e continuo di imbattersi in truffatori, malfattori e approfittatori.
Noi de Il Blog che Vale abbiamo incontrato Pierfrancesco Torrisi per parlare della sua missione ma anche per parlare di professionalità, la stessa che con impegno e determinazione l’avvocato ha raggiunto in così poco tempo.
  • Perché le adozioni? Perché hai scelto una materia così delicata? 

    “L’adozione di un bimbo/a è una delle esperienze che cambiano la vita. Una famiglia sceglie di modificare il destino di un bambino che molte volte si trova in condizioni
    terribili, quasi vicino all’abbandono.  Alcune strutture garantiscono le condizioni minime ma il calore di una famiglia è ineguagliabile.  Ritengo quindi doveroso aiutare queste nuove famiglie quando hanno delle difficoltà o addirittura subiscono delle truffe lungo il percorso adottivo. Speculare sulla pelle dei bambini è tanto orribile quanto inaccettabile. Spero in condanne esemplari”.

    Qual è il panorama oggi delle adozioni internazionali? Pensi che il caso che stai seguendo riuscirà a cambiare un po’ la drammatica situazione italiana?

    “Le adozioni internazionali hanno subito un drastico calo negli ultimi anni. Restiamo comunque la seconda nazione al mondo per numero di adozioni dopo gli Stati Uniti. Gli italiani sono un popolo estremamente accogliente e generoso. Mi auguro che il processo penale che sto seguendo possa dare una scossa al mondo delle adozioni. Servono maggiori controlli sugli Enti che fanno da intermediari tra le famiglie e i bimbi. Inoltre, sarebbe opportuno istituire un fondo di garanzia  a tutela delle famiglie che adottano nonché una assicurazione obbligatoria che possa risarcire le famiglie quando vengono commessi degli errori durante la fase adottiva. Non possiamo lasciare le famiglie e i bimbi  senza una adeguata protezione”.

    Il tuo lavoro ti porta spesso a New York, dove hai anche collaborato con le Nazioni Unite. Per il mondo della giurisprudenza si direbbe che tu sia ancora giovane per aver già fatto tutto questo. Qual è stato il punto di svolta della tua carriera? 

    Il trasferimento in una grande città come Roma mi ha sicuramente consentito di fare quel passo in avanti nella mia carriera.  In ogni caso credo nella forza dell’impegno e dei sacrifici che ci spingono a fare sempre meglio. Occorrerebbe però aiutare di più i nostri giovani. Abbiamo tantissimi talenti che non dispongono degli strumenti essenziali per fare carriera.  Dobbiamo costruire politiche serie di sviluppo del lavoro con degli incentivi e borse di studio. Questa, secondo me, deve essere la priorità”.

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