30 Gennaio 1945: le donne italiane conquistano il voto (e la pubblica libertà)

30 Gennaio 1945: le donne italiane conquistano il voto (e la pubblica libertà)

Ci sono giorni e giorni, alcuni da ricordare altri meno. Di certo quello di oggi ha un significato particolare e non solo dovremmo ricordarlo a noi stesse, dovremmo anche promuoverne il significato tra le nuove generazioni di donne.

Si perché se da Nord a Sud ci si prepara per una nuova campagna elettorale che inciderà su tutti gli assetti istituzionali della Penisola e che probabilmente vedrà una forte componente femminile … se abbiamo seguito le vicende politiche di una donna candidato a Presidente degli USA … se la guida della capitale italiana è stata affidata ad una donna … se migliaia di donne amministrano oggi altrettante migliaia di città italiane … e tanto altro …  questo avviene perché il 30 Gennaio 1945 a Roma il Consiglio dei Ministri deliberò la concessione del diritto di elettorato attivo e passivo anche alle donne.  Un momento storico che ebbe la sua piena concretizzazione con il decreto 74  del 10 Marzo del 1946 con il quale si aggiunse alla normativa la piena eleggibilità anche delle donne.

Il primo Paese ad approvare il suffragio femminile fu la Nuova Zelanda nel 1893, seguita da Australia, Paesi Scandinavi, Russia, Gran Bretagna e Germania. Nel 1920 fu la volta degli Stati Uniti e solo dopo la seconda guerra mondiale arrivò anche l’Italia.

Una conquista tardiva, alla quale siamo oggi quasi inesorabilmente rassegnate ma che parte da lontano, che ha superato una battaglia lunga e dolorosa. Che è frutto di anni di regolamentazione, di cortei e manifestazioni e a cui si arrivò con un cambiamento di pensiero e di coscienza radicale e definitivo.

Un cambiamento che oggi è la base delle nostre azioni di donna, del nostro essere libere nel pensiero e nelle scelte politiche e amministrative ma che parte esattamente da lì e che da a questo momento un significato ben più importante. Un significato che va al di là della conquista di una possibilità di scelta,  che rimette alla donna la forza di esprimere un giudizio, di dare voce al suo pensiero, che le consente di controbattere, di conoscere e di sapere, che sottolinea – anche davanti alla Chiesa – che la Donna sceglie per se e per gli altri perché ne ha facoltà e contezza. 

Un significato che destruttura totalmente e per sempre il ruolo della donna all’interno della sua stessa famiglia. Quello che i tecnici chiamavano “assoggettamento alla sfera privata“, con la conquista del voto si trasforma in “appartenenza alla sfera pubblica“. La donna acquisisce un ruolo libero e democratico anche nel suo piccolo angolo di mondo, un ruolo che non aveva mai avuto primo.

Ogni donna … senza eccezione ha, intendete bene, il dovere, lo stretto dovere di coscienza, di non rimanere assente, di entrare in azione per contenere le correnti che minacciano il focolare, per combattere le dottrine che ne scalzano le fondamenta, per preparare, organizzare e compiere la sua restaurazione” – disse così pochi mesi dopo Papa Pio XII, ormai travolto dalla nuova corrente di pensiero.

Con la conquista del voto anche per le donne:

Una ventata di sano buon senso entrerà sicuramente nella vita politica, e nella vita amministrativa … entrerà con le donne un maggior spirito di concretezza (…)”

(da L’Unità, 30/01/1946)

 

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